IA e cinema: tra paura e desiderio
redatto da Michele Rosco
redatto da Michele Rosco
Linea d’Ombra festival lavora da sempre sulla linea d’ombra, suo nome e vocazione; perché si confronta con l’innovazione, con la sfida che il multimediale affronta con i nuovi temi, le tecnologie, il pubblico, gli scenari culturali che cambiano. L’Intelligenza artificiale investe tutti questi elementi e quindi la sfida è stata accettata anche con questa rivoluzione che sta già trasformando – e non sappiamo in che direzione – il nostro universo.
Non a caso il convegno aveva come titolo “IA e cinema: tra paura e desiderio”, perché i timori che le nuove tecnologie legate all’IA stanno creando si accompagnano al desiderio di provarci, di sperimentare, di accettare la sfida.
Il convegno si è svolto al Complesso di San Michele a Salerno il 13 novembre 2025 durante la XXX edizione del Festival, ed è stato un momento di riflessione che Linea d’Ombra ha voluto organizzare in esclusiva con l’apporto di Cinecittà S.p.A. e Nexsoft S.p.A., coinvolgendo nel dibattito rappresentanti dei diversi soggetti che sono coinvolti nella rivoluzione dell’IA: aziende tecnologiche, operatori del cinema, autori.

Gli interventi, coordinati dalla giornalista de Il Mattino Carmen Incisivo, hanno coinvolto il pubblico composto da giornalisti, filmaker, operatori culturali. Dopo i rapidi saluti istituzionali del direttore artistico LdO Peppe D’Antonio e dell’ospite dell’incontro, Domenico Credendino, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana che gestisce il Complesso San Michele e che è partner del Festival, si è entrati subito nel merito.






Tutti gli interventi, con diverse sfumature e con approcci ovviamente personali, hanno evidenziato come l’IA sia una realtà già ampiamente utilizzata e hanno rimarcato il ruolo dell’intelligenza umana – e umanistica – nel suo utilizzo, evitando una delega completa, e ribadendo che della creatività umana ci sarà sempre bisogno (chi scrive non ne è così sicuro, ma non è il luogo per spiegarlo).
Corrado Montoro, amministratore di Nexsoft che è anche main sponsor dell’evento, chiudendo – per quest’anno – una collaborazione che si sviluppa da molte edizioni e che speriamo continuerà, ha giocato il ruolo del realista: l’IA offre straordinarie opportunità, va usata, le paure sulla perdita di creatività dovute al suo uso non hanno senso in un contesto in cui la creatività umana è così carente: le opportunità che offre l’IA sono tali da far presagire un miglioramento anche in questa direzione.
Anche i rappresentanti di Cinecittà hanno parlato dell’IA come una realtà già in atto nella loro organizzazione: basti pensare che tutti i dipendenti sono stati inseriti in un progetto di formazione sull’IA come ha raccontato Enrico Bufalini, Direttore dell’Archivio Storico Luce. Quest’ultimo ha anche illustrato il progetto di digitalizzazione dell’archivio in atto grazie a strumenti di IA. I rischi e i limiti non mancano, in particolare Paolo Picarelli, responsabile Affari legali di Cinecittà ha parlato delle allucinazioni degli LLM – i generatori di testo – che non sono accettabili in ambito di contrattualistica.
Ma vedremo che le allucinazioni possono essere anch’esse utili, in modo imprevedibile e creativo. Ne ha parlato Pietro Lafiandra autore con il collettivo Hariel di The Pørnøgraphər, corto presentato in concorso a Venezia. Il corto, ha detto l’autore, nasce da una considerazione di grande interesse: le allucinazioni in campo visivo sono una forma di creatività nata dalla serendipità, e da queste immagini “sbagliate” nasce il corto circuito espressivo che è stato usato nel suo lavoro, che parla di una videochiamata tra tre uomini che esplorano pornograficamente corpi sfigurati e distorti, frutto appunto di un uso allucinato della IA. È un viaggio disturbante nella visione, in cui è il nostro sguardo a essere pornografico, una sperimentazione tecnologica e visuale di grande impatto.
Andrea Gatopoulos è regista e produttore The Eggregores’ Theory (Italia 2024), anche questo un lavoro presentato alla Mostra di Venezia dello scorso anno. Si tratta anche qui, ovviamente, di un prodotto interamente realizzato con l’IA, ma con una modalità – artistica e produttiva – completamente diversa. Qui l’autore è solo, ha tratto soggetto e sceneggiatura da un suo precedente racconto, ha realizzato da solo l’intero processo, usando le risorse dell’IA anche per le musiche e per la voce. La prospettiva è affascinante: superare gli ostacoli organizzativi e finanziari legati alla produzione di un film e realizzarlo in solitudine, come se fosse, appunto, un racconto per la pagina scritta. È ovvio che occorre competenza sulla tecnologia, sensibilità artistica, capacità di governare un prodotto multimediale in tutte le sue fasi, tutti elementi che l’autore padroneggia, ma la prospettiva è questa, rendere il multimediale una potenzialità alla portata dell’artista singolo. Il corto è realizzato con una sequenza di immagini in bianco e nero ricavate dall’infinito archivio dell’IA, ogni immagine è stata lavorata in Photoshop, è stata montata con strumenti automatici e sonorizzata. Il risultato è di grande suggestione: una storia distopica che parla della crisi della parola e della comunicazione nel mondo contemporaneo e, contemporaneamente, della crisi sentimentale del “protagonista”.



Aver presentato due lavori di cinema fatto con l’intelligenza artificiale, diversissimi tra loro, ma affascinanti per la resa artistica e per le prospettive filosofiche che portano con sé, ha significato per noi provare a superare la linea d’ombra e far intuire quali prospettive rivoluzionarie si aprano con l’uso degli strumenti di IA.


Nicolas Winding Refn a Salerno
