L’intelligenza artificiale e il rapporto con la creatività
articolo a cura di Miki Rosco
articolo a cura di Miki Rosco
Eraclito dice in qualche luogo che tutto scorre via e che niente rimane immobile, e paragonando le cose alla corrente di un fiume afferma che non potresti entrare due volte nella corrente dello stesso fiume.
Platone – Cratilo
L’IA generativa cambierà in modo definitivo il modo di fare prodotti creativi in campo testuale, grafico e pittorico, musicale, multimediale, e ovviamente, cinematografico. Delle poche cose definitive che si possono dire sull’impatto dell’IA, questa è certa; tutto il resto, come il fiume di Eraclito, scorre continuamente, e quindi quello che affermiamo oggi, viene smentito domani, o già ora stessa. Qualcosa per capirne di più ce lo diranno i docenti del Nexsoft Lab. Intanto provo anche io, immodestamente, a dire qualcosa.

Intorno al tema del cambiamento ci sono una serie di interrogativi:
Svilupperò questi punti in diversi articoli, per ora iniziamo dal tema del lavoro: a mio avviso i pericoli di una drammatica perdita di occupazione nel campo della creatività sono lontani.
Quello che accadrà sicuramente è che creativi lo diventeremo, almeno dilettantisticamente, tutti, come tutti siamo diventati fotografi attraverso l’uso degli smartphone. L’accesso a strumenti che consentono a chiunque di scrivere testi anche di una certa complessità, di elaborare disegni e progetti grafici, di realizzare (e manipolare) foto e filmati consentirà a tanti di esprimere le proprie vocazioni artistiche, anche in possesso di scarsi fondamentali. Io, che ho rischiato di essere rimandato in educazione artistica alle medie per la mia totale incapacità di disegnare alcunché, potrò finalmente dimostrare che le mie brillanti idee grafiche possono essere realizzate, a patto che riesca a fare le giuste domande al sistema di IA generativa. Perché questa diventerà la vera abilità richiesta, qui si misureranno i talenti: porre domande, alle risposte ci penserà l’IA. Di questo parleremo diffusamente nel prossimo articolo, ora ci basti dire che questa fioritura di creatività non eliminerà l’esigenza di rivolgersi a professionisti quando ci sarà necessità di prodotti sofisticati.

Per intendersi, la locandina dell’evento locale sarà realizzata, con ottimi risultati, dall’organizzatore stesso pur privo di competenze grafiche, il logo di un’importante azienda richiederà invece la mano di un esperto, così come oggi il video del compleanno del bimbo viene fatto con lo smartphone, ma lo spot di qualità richiede un professionista. Che dovrà imparare nuove tecniche e dovrà saper usare l’IA generativa, ma la cui competenza non sarà messa in discussione e che penserà anche a formare alla qualità dell’immagine i tanti dilettanti che si dedicheranno alla creazione, perché gli strumenti sono potentissimi, ma il buon gusto, la qualità delle scelte, l’individuazione dello stile sono cose che si apprendono, e non dall’IA.
Quel che è certo, per dilettanti e professionisti, l’abilità si sposta dalla tecnica alla dialettica, quel che conta non è la capacità di realizzare, ma quella di porre le giuste domande in modo che lo strumento intelligente sappia realizzare. Ma, come detto, ne parleremo meglio dopo.
L’altro aspetto che voglio affrontare ora è quello delle fake, la facilità crescente con cui si può manipolare la rappresentazione della realtà per produrre false immagini, video volutamente fuorvianti. L’IA generativa non ha creato il problema, che esiste da sempre con la tecnologia digitale: quello che viene sbandierato dai media – false foto realizzate con l’IA – è possibile già da tempo con strumenti come Photoshop, la differenza è che oggi tutto è diventato più facile e più accessibile ai dilettanti. Affrontare qui il tema del rapporto tra verità e finzione – tema/chiave della filosofia dai tempi dei sofisti e di Socrate – ci porterebbe lontano. Quel che si può dire è che da un lato occorre fare distinzione tra la realtà – in cui il rapporto vero/falso dovrebbe essere definito – e l’interpretazione, in cui invece tutto è sfumato e tutto – o quasi – è lecito. Detto altrimenti, che Cesare sia stato ucciso da tante pugnalate (ventitré, secondo gli storici) è un fatto vero, il perché sia stato ucciso e le ragioni degli assassini, sono interpretazione.

Distinguere la realtà dalla interpretazione è educazione alla verità, e cioè alla capacità di separare quel che appartiene al reale (l’ontologia, per dirla da filosofi) da quel che invece è campo di interpretazione (l’ermeneutica). C’è poi la capacità di leggere le fonti: una cosa è una foto che arriva dal New York Times, una è quella che mi gira mio cugino, solo distinguendo le fonti si può affrontare un mondo in cui la manipolazione della realtà è così facile. C’è poi il tema del copyright, chi ha i diritti di uso della produzione di testi o immagini fornite dall’IA. Ma questo, delicatissimo, non è campo che io riesco a calcare, è fuori dalle mie competenze, e mi limito a segnalarlo.
Infine, visto che stiamo parlando di creatività, occorre pensare che compito degli artisti è proprio quello di creare finzione, e qui siamo in un altro pianeta, quello in cui vivono e agiscono Darth Vader e la Monaca di Monza, i fratelli Karamazov e Qui Quo Qua. E in cui poco importa se Antonio abbia fatto il discorso che Shakespeare gli mette in bocca, importa che ci commuova e ci appassioni. E questo è un altro campo, in cui l’IA ci può aiutare a creare una finzione di qualità, ma ci può anche guidare a riconoscere cosa è reale e cosa finzione. Si tratta di imparare a usarla. Intanto tutto scorre, tutto cambia, e magari quel che ho detto non vale più.
Gli interventi, coordinati dalla giornalista de Il Mattino Carmen Incisivo, hanno coinvolto il pubblico composto da giornalisti, filmaker, operatori culturali. Dopo i rapidi saluti istituzionali del direttore artistico LdO Peppe D’Antonio e dell’ospite dell’incontro, Domenico Credendino, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana che gestisce il Complesso San Michele e che è partner del Festival, si è entrati subito nel merito.
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