Mamma ho perso l’accredito!
articolo a cura di Federico Melella
articolo a cura di Federico Melella
Paragonare qualcosa alla febbre andava forte negli anni ’80. Ora, soprattutto a novembre, con l’influenza in giro, generalmente non è piacevole. Ma ogni anno, e sono oramai quattro di fila, che appena viene pubblicato il programma di Linea d’Ombra Festival (LdO), parte il flashback all’anno precedente e mi ricorda che tornare ogni anno a LdO è un rituale, un bisogno, una manifestazione di affetto verso le varie forme di cinema.
E proprio tutto ha un senso nell’esperienza, fin dal primo momento: l’accredito.
Il momento dell’accredito è il primo pomeriggio di quel sabato autunnale in cui, dopo un pranzo mediamente ricco, normalmente saresti impegnato in un convenzionale sonnellino. L’unicità di LdO è invece capace di scuoterti da quella soporifera normalità e condurti all’ingresso della Sala Pasolini, in cui almeno cento persone sono lì con te a condividere l’attesa di una settimana che non si vedrà a Salerno prima di altri 365 giorni o giù di lì.
Rivedersi dopo un anno, scambiarsi aspettative, mantenersi fedeli alla propria sezione o provarne un’altra, cercare di scoprire prima degli altri quale sarà il colore della bag della propria sezione, sono alcuni dei pensieri che ti pervadono la testa. Se si ha fortuna queste emozioni sono impresse su camera da Aldo Galelli, pronto a immortalarti in una clip che finirà nel riepilogo del day 1.
Con il sole, con la pioggia, con i primi freddi autunnali, i fan di LdO sono lì.
E il 9 novembre erano tutti lì, tranne me. Perdermi questo momento di questa XXIX edizione è stato imperdonabile, ma chi si ferma è perduto! I successivi giorni di LdO sono intensi e pieni di occasioni di confronto, come le proiezioni, i dibattiti, i ring.

Ecco, se in “Fantozzi” i dibattiti sono il momento più temuto in cui ogni impiegato rischiava di essere messo in ginocchio sui ceci, a LdO i giurati e i curiosi non vedono l’ora di dire la propria, sia nell’intimità del Piccolo Teatro Portacatena, sia nell’ampia Sala Pasolini.
Le due esperienze, per quanto possano sembrare simili, hanno due valori diversi: discutere con i giurati, spesso giovanissimi, in Sala Pasolini vuol dire entrare in contatto con tante opinioni potenzialmente diverse e ti consente di dire la tua in poche parole, rispettando tutti gli altri giurati che vogliono fare lo stesso; nel Piccolo Teatro Portacatena, in un raccolto momento serale, il rispetto è ovviamente lo stesso, ma la situazione concede una vibe più rilassata alla chiacchierata, che diventa quasi un club di cinefili. Entrambi i momenti, per quanto riguarda la sezione CortoEuropa, sono guidati con maestria da Carla Paglioli, traghettatrice della giuria e ponte tra queste due esperienze, portando i pareri di chi ha seguito nella precedente proiezione dello stesso gruppo di cortometraggi.
Gli altri momenti non sono un contorno, anzi, sono un momento di condivisione ulteriore.
Gli Open Space, tre spazi per diffondere la cinematografia locale hanno saputo comunicare con la sincerità e l’ironia di giovani registi e attori le mille fatiche che li hanno visti protagonisti, dopo la proiezione dei loro lavori acclamati dalla platea di un teatro pienissimo (E chi è rimasto in piedi? Sì, sempre io).

Arrivare alla fine di una edizione di LdO significa, a prescindere dal cortometraggio vincitore, essere responsabile della diffusione di una forma di cinema che porta a una riflessione, avere l’opportunità di conoscere da vicino personalità del mondo dello spettacolo, ma soprattutto essere al centro di un viaggio che sembra durare solo otto giorni, e che invece ti forma e ti spinge a pensare che, se ti chiedono “dove ti vedi tra un anno?”, la risposta è già dentro di te.

Linea d’Ombra Festival aderisce a R1PUD1A
